Ristorazione e fumi in strada: regole, deroghe e diritti dei residenti
Nelle nostre città capita sempre più spesso di passeggiare lungo i marciapiedi o di affacciarsi alle finestre di casa e venire travolti da fumi, vapori e odori intensi provenienti da ristoranti, pizzerie o locali di somministrazione. Spesso tali esalazioni fuoriescono direttamente da finestrini, aperture laterali o bocchette a parete a ridosso della strada, rimanendo attive per tutto l’orario di apertura dell’esercizio commerciale. Questa situazione, per quanto diffusa, non è affatto regolare né conforme alle normative edilizie e igienico-sanitarie vigenti.
In Italia, la regola generale stabilita dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) e dal D.Lgs. 102/2014 impone che i fumi e i vapori di cottura vengano captati tramite cappe aspiranti e convogliati esclusivamente al di sopra del tetto dell’edificio mediante canne fumarie regolamentari.
Lo scarico diretto a parete ad altezza uomo o ad altezze ridotte è espressamente vietato dai regolamenti d’igiene locali e dalle norme tecniche UNI 7129, che richiedono distanze di sicurezza ben precise da porte, finestre e balconi. Le uniche deroghe ammesse sono rare, strettamente autorizzate da Comune e ASL/ATS e condizionate all’installazione di complessi sistemi tecnologici di abbattimento fumi e odori, come i filtri a carboni attivi.
Tuttavia, anche in presenza di impianti filtranti, la dispersione continua di odori non deve mai causare molestie alla popolazione.
Sotto il profilo civile, l’articolo 844 del Codice Civile vieta le immissioni che superino la normale tollerabilità, situazione che si verifica puntualmente quando i residenti sono costretti a tenere le finestre chiuse.
Nei casi più gravi, la Corte di Cassazione riconosce la violazione dell’articolo 674 del Codice Penale per “getto pericoloso di cose”.
I cittadini che riscontrano tali irregolarità possono tutelarsi inviando una segnalazione al SUAP, richiedendo un sopralluogo alla Polizia Locale e un controllo igienico-sanitario alla ASL o all’ARPA di competenza.

