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“Kalemat” di Raffaele Rossi – Le parole che restano ​

 

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Un viaggio tra i cieli dell’Armée de l’air, i vicoli del Mediterraneo e le profondità dell’animo umano.

Ci sono parole che scivolano via leggere e altre che restano, capaci di abitare le nostre vite e segnare il nostro destino. È proprio da questo concetto che prende il titolo “Kalemat” (che in arabo significa “parole” e richiama l’antico detto “le parole sono spiriti”), il romanzo di Raffaele Rossi, pubblicato nel luglio 2026 da Edizioni Jolly Roger.

L’opera verrà presentata giovedì 6 agosto 2026, alle ore 19:30, presso la splendida cornice di PIANO – Susci Italiano, in via Donato Boscia 21 a Gioia. L’incontro, moderato da Dalila Bellacicco, proporrà un viaggio nell’universo narrativo dell’autore per esplorare i temi chiave del libro, quali la scoperta interiore, il contrasto tra dovere e desiderio e il potere profondo delle relazioni umane.

L’OPERA

Il libro racconta la storia di Louis Martin, conosciuto da tutti come Bruce: capitano dell’aviazione militare francese, uomo di rigida disciplina e pilota d’élite.

Louis Martin è un uomo che ha addestrato il proprio corpo a dominare i cieli. La sua disciplina è uno scudo, un’impalcatura con cui tenta di arginare quel vuoto esistenziale che dilaga quando si spengono i motori e si resta soli con sé stessi.

La narrazione procede con un ritmo che ricorda il mutare del paesaggio dal finestrino di un aereo: inizia tra i bagliori dorati del Mediterraneo e la Provenza, passa per la bellezza composta della Costa Azzurra e la malinconia ligure di Camogli, fino a toccare Milano, Roma, e infine perdersi nel blu quasi metafisico di Mykonos. Rossi possiede una scrittura visiva, quasi pittorica, ma la sua vera forza sta nell’attenzione per i dettagli minimi, quelli in cui la vita reale insinua la sua verità: un piatto di linguine ai ricci di mare consumato al buio della spiaggia, un brano musicale ascoltato nel silenzio di una stanza, il gesto antico e incrollabile di un nonno che porta fiori alla tomba della moglie.

Nell’incontro tra Bruce ed Annabelle, l’amore è un esercizio di specchi. Annabelle non è solo una donna amata, ma anche il tramite attraverso cui Louis è costretto a guardare le proprie cicatrici. Il concetto persiano di tiam – la scintilla negli occhi al primo sguardo con chi ci cambierà la vita – viene trattato dall’autore come una scossa sismica che incrina le certezze del protagonista. Quando le kalemat – parole ma anche entità dotate di un’anima propria, spiriti che abitano i luoghi e sopravvivono ai sentimenti che li hanno generati – perderanno la loro funzione comunicativa e diventeranno macigni, avrà inizio il “viaggio di guarigione” a conferma che la vita, pur spezzandosi, trova sempre un modo imprevedibile per riannodare i suoi fili.

Raffaele Rossi in questa sua opera di esordio mostra una notevole maturità stilistica e un’acuta sensibilità psicologica. Kalemat non è solo il racconto di un amore nato e svanito nei cieli d’Europa, ma un saggio narrativo sulle vulnerabilità umane, sul peso delle eredità familiari e sul potere di redenzione che risiede nella ricerca della verità, per quanto dolorosa essa possa essere.

 

 

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