Chiaffredo Bergia, l’eroe ritrovato
Il volume firmato da Stefano De Carolis e Nicola Cotti restituisce alla storia il carabiniere più decorato d’Italia: individuate la casa natale a Paesana e la sepoltura a Bari rimasta sconosciuta per oltre cento anni
Lo scorso 13 giugno il Comune di Paesana ha vissuto una giornata destinata a restare nella memoria della comunità e dell’Arma dei Carabinieri. Al centro di tutto, la figura di Chiaffredo Bergia, il sottufficiale paesanese che nella seconda metà dell’Ottocento divenne il carabiniere più medagliato d’Italia, e il saggio a lui dedicato – “Il giovane Chiaffredo Bergia”, edito da Carta Bianca – firmato dai sottufficiali dell’Arma Stefano De Carolis e Nicola Cotti. Un’opera patrocinata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e dal Comune di Paesana, che nell’anno in cui ricorre il 165° anniversario dall’arruolamento di Bergia restituisce al grande pubblico la vicenda umana e professionale di un eroe troppo a lungo dimenticato.
Alla cerimonia hanno preso parte numerose autorità civili, militari e istituzionali. Dopo il saluto del sindaco Emanuele Vaudano, il confronto con gli autori, moderato dal colonnello in congedo Ernesto Sacchet, ha visto gli interventi del generale di divisione Antonino Neosi (capo del Dipartimento dei Beni Storici, Archivistici e Musicali dell’Arma) e del tenente colonnello Raffaele Gesmundo (responsabile del Servizio dei Beni Storici e Archivistici e autore della prefazione del volume).
Presenti anche l’onorevole Monica Ciaburro e il senatore Giorgio Maria Bergesio, a testimonianza dell’attenzione delle istituzioni nazionali per un’iniziativa di alto valore storico e culturale.

L’omaggio del Ministro Crosetto
Un messaggio di apprezzamento è giunto dal ministro della Difesa, onorevole Guido Crosetto, che ha evidenziato l’attualità dell’esempio lasciato da Bergia.
«Ciò che rende ancora oggi esemplare la figura del Comandante Bergia – ha scritto il Ministro – è il modo in cui interpretò il proprio ruolo. Comprese che bisognava calarsi nel tessuto sociale e guadagnarsi la fiducia delle comunità locali. Bergia capì che oltre alla forza dell’Autorità, lo Stato si afferma attraverso la credibilità, l’esempio e la vicinanza alla gente». «Questa è la lezione più preziosa che ci ha donato».
Crosetto ha inoltre sottolineato come «attraverso il lavoro di ricerca degli autori, sostenuto da documenti e testimonianze inedite, viene restituita ai cittadini e soprattutto ai giovani la figura di un uomo che seppe trasformare il senso del dovere in una missione di vita»
Il plauso del Senatore Melchiorre
Anche il senatore Filippo Melchiorre, impossibilitato a partecipare per impegni istituzionali, ha voluto far pervenire un messaggio di adesione alla lodevole iniziativa.
Nel complimentarsi con gli autori per il rigoroso lavoro di ricerca svolto, Melchiorre ha rimarcato che il saggio riporta alla luce il volto del giovane Bergia, «un ragazzo nato in questa terra, cresciuto in una famiglia semplice, educato ai valori del lavoro, del sacrificio, della responsabilità e del rispetto delle istituzioni. Sono queste radici a rendere ancora più significativa la sua vicenda umana. Paesana può guardare con orgoglio a uno dei suoi figli più illustri, il cui esempio continua a parlare alle nuove generazioni e a ricordarci come il senso del dovere, la dedizione allo Stato e il coraggio personale possano lasciare un segno indelebile nella storia del Paese».
Partendo inoltre dalla recente scoperta del luogo di sepoltura del Comandante, individuato a Bari grazie alle ricerche di Stefano De Carolis, il senatore ha annunciato il proprio impegno a «promuovere la proposta di intitolare una via o di una piazza della città di Bari a Chiaffredo Bergia. Si tratta di un atto di riconoscenza verso una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per intere comunità del Sud e che ha contribuito all’affermazione della legalità in anni complessi e decisivi per la costruzione dell’unità nazionale».

Le due “scoperte” che riscrivono la storia di Bergia
A rendere il volume qualcosa di più di una semplice pubblicazione commemorativa sono, tra l’altro, due importanti “scoperte” emerse durante il lavoro di ricerca.
La prima riguarda l’individuazione della casa natale di Bergia. De Carolis e Cotti hanno infatti identificato e documentato l’edificio situato nella borgata Cascine Oliva di Paesana, dove il futuro Comandante vide la luce il 1° gennaio 1840.
Proprio durante la cerimonia del 13 giugno è stata scoperta una targa commemorativa sulla facciata dell’abitazione, in un momento particolarmente significativo che ha sancito il ritorno simbolico dell’eroe alla sua terra d’origine.
Ancora più sorprendente è la seconda scoperta. Attraverso una lunga e meticolosa ricerca presso l’Archivio di Stato di Bari, Stefano De Carolis è riuscito a rintracciare il luogo in cui riposano le spoglie di Chiaffredo Bergia.
L’ufficiale morì il 2 febbraio 1892, a soli 52 anni, a causa di una grave influenza contratta poco dopo il suo trasferimento in Puglia, presso la Legione di Bari. Le sue spoglie si trovano all’interno del cimitero monumentale del capoluogo pugliese, murate in un monumento funerario collocato sulla facciata della Basilica della necropoli.
Una sepoltura rimasta sconosciuta per oltre un secolo e che oggi, grazie alla tenacia di de Carolis, è stata finalmente riportata in luce.


La musica per restituire memoria
La giornata si è conclusa con uno dei momenti più emozionanti della cerimonia. La banda musicale di Paesana ha infatti eseguito la marcia “Il giovane Bergia”, composizione realizzata dal Maestro Antonio Moretti, da Vejano (VT), Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri che per quarant’anni ha prestato servizio nella gloriosa Fanfara a Cavallo del 4° Reggimento Carabinieri di Roma.
Precedute dal suono delle storiche campane della chiesa del paese, le note del brano hanno accompagnato il tributo all’illustre figlio di Paesana, un uomo che – dopo oltre un secolo dalla sua morte – continua a rappresentare un esempio di coraggio, senso del dovere e servizio allo Stato.
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