network

La ciliegia di Turi tra scienza, arte e futuro ​

 

​ 

​ 

Venerdì 29 maggio, Palazzo Cozzolongo ha ospitato “Un Mondo in Frutto”: genetisti, biologi, imprenditori e storici dell’arte hanno ridisegnato l’identità di un frutto simbolo della Puglia

C’è un frutto che racconta la Puglia più di ogni altro. Rosso, lucente, fragile quanto prezioso: la ciliegia di Turi ha costruito nel tempo una reputazione che travalica i confini regionali. Ma dietro quella bellezza familiare si nascondono misteri scientifici irrisolti, potenzialità biomediche ancora inesplorate e un patrimonio artistico e spirituale di dimensioni sorprendenti. È questo il messaggio che è emerso con forza venerdì sera dal convegno “Un Mondo in Frutto: La ciliegia tra arte, storia e salute”, svoltosi nella suggestiva cornice dello storico Palazzo Cozzolongo di Turi.

L’evento, inserito nel calendario della stagione 2025/2026 di Cultura&Armonia e pensato come tappa di avvicinamento al festival internazionale Cerealia 2026, ha ruotato attorno alla presentazione del saggio “Ciliegie – Arte, Devozione e Benessere” di Stefano de Carolis. Sotto la moderazione della giornalista di Maria Liuzzi, scienziati, ricercatori e imprenditori hanno offerto al pubblico una lettura inedita e multidisciplinare di un prodotto agricolo che, come si è scoperto, è molto più di quello che sembra.

Un momento significativo della serata è stato l’intervento di Emanuele Ventura, Presidente Onorario dell’Associazione Cultura&Armonia, che ha voluto sottolineare il valore strategico della ciliegia per il territorio di Turi e per l’intera Puglia. Ventura ha ribadito come questo frutto non sia soltanto un prodotto agricolo di eccellenza, ma un autentico simbolo identitario capace di tenere insieme tradizione, innovazione e comunità. Un patrimonio da tutelare e promuovere con orgoglio, perché la ciliegia di Turi, ha concluso è molto più di un frutto: è la storia di una terra e della sua gente.

La “Ferrovia” non è pugliese: la rivelazione genetica che riscrive la storia

La notizia più dirompente della serata è arrivata dall’intervento di Rocco Perniola, responsabile del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). Attraverso recenti analisi molecolari e genetiche condotte su 143 varietà italiane di ciliegio, il team di ricercatori ha raggiunto una conclusione destinata a far discutere: la celeberrima varietà “Ferrovia”, simbolo assoluto della cerasicoltura pugliese, non è autoctona della Puglia.

Il suo profilo genetico, emerso con chiarezza dagli studi, è strettamente affine a quello di varietà originarie del Centro Europa e della Germania. Un colpo durissimo per le leggende metropolitane che circondano questa varietà. La più celebre vuole che la “Ferrovia” sia nata nel 1935 da un nocciolo sputato da un casellante ferroviario di Sammichele di Bari vicino a un mucchio di pietre lungo i binari: un’origine romantica, quasi fiabesca, che ha alimentato per decenni il racconto identitario del territorio.

La realtà documentata è più prosaica ma non meno affascinante. Le testimonianze storiche indicano che già nel 1952 gli agricoltori più avveduti acquistavano a caro prezzo sui mercati locali i rami con le gemme utilizzati per gli innesti con l’obiettivo di rinnovare e valorizzare i propri campi. Non una scoperta casuale, dunque, ma il risultato di una scelta imprenditoriale consapevole. Turi mantiene comunque il suo ruolo di culla di questa varietà: fu il tecnico agricolo Ludovico Pedone a descriverla scientificamente per la prima volta negli anni Sessanta, conferendo al territorio una supremazia che nessuna analisi del DNA potrà cancellare.

Un frutto che cura: dalla glicemia alla melatonina

Se la genetica ha sorpreso, la medicina ha convinto. Rosanna Milella, ricercatrice del CREA, ed Elvira Tarsitano, Presidente dell’Ordine dei Biologi di Puglia e Basilicata, hanno illustrato con dati alla mano i benefici delle ciliegie per la salute umana, collocandole tra i pilastri più preziosi della Dieta Mediterranea.

La chiave biochimica del valore nutrizionale sta nei composti polifenolici e negli antociani, i pigmenti responsabili del caratteristico colore rosso intenso del frutto. Queste molecole conferiscono alla ciliegia potenti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, con effetti documentati su diversi parametri della salute metabolica.

Uno studio clinico condotto in Portogallo su volontari sani ha mostrato che il consumo prolungato di ciliegie fresche produce una riduzione misurabile della glicemia, dell’emoglobina glicata, indicatore fondamentale per la diagnosi e il monitoraggio del diabete e dei marcatori dell’infiammazione sistemica. In parallelo, si registra un miglioramento della funzionalità renale. Ma la ciliegia è anche un alleato naturale del sonno: l’elevata concentrazione di melatonina endogena contribuisce a regolare il ritmo circadiano sonno-veglia, migliorando la qualità del riposo notturno.

La dottoressa Tarsitano ha fornito anche un’indicazione pratica e accessibile: per godere di questi effetti è sufficiente una dose giornaliera di circa 150 grammi, equivalente a una ventina di ciliegie, inserita nell’ambito di una dieta equilibrata e variata.

Dall’allevamento ittico agli integratori: nulla si spreca

Il futuro economico della ciliegia passa anche attraverso i suoi scarti. È questo il messaggio lanciato da Sergio Fontana, neo Cavaliere del Lavoro e Presidente di Farmalabor, che ha tracciato una visione ambiziosa per la filiera cerasicola pugliese: non basta vendere il frutto, occorre trasformarlo in un sistema industriale integrato, capace di estrarre valore da ogni sua componente.

Il peduncolo, il picciolo della ciliegia, è già noto in fitoterapia per le sue proprietà diuretiche e viene impiegato nella formulazione di tisane e integratori. Ma il progetto più sorprendente riguarda un settore apparentemente lontanissimo dall’agricoltura: l’acquacoltura. Farmalabor, in collaborazione con le Università di Bari e Milano, ha avviato una sperimentazione che utilizza gli antiossidanti estratti dalla buccia dei semi di ciliegia come additivo nel mangime per pesci d’allevamento, spigole e salmoni in particolare. I risultati preliminari sono incoraggianti: il tasso di mortalità si è ridotto drasticamente, e con esso il ricorso agli antibiotici negli allevamenti ittici, con un contributo concreto alla lotta all’antibiotico-resistenza.

Sessanta ciliegie nell’Ultima Cena: il frutto sacro dell’arte cristiana

A chiudere il cerchio, con la voce di chi ha dedicato quasi otto anni di vita a questo progetto, è stato Stefano de Carolis, autore del saggio presentato in serata. De Carolis ha portato in sala un viaggio straordinario attraverso i secoli e le culture, documentando la presenza della ciliegia nell’arte dall’antichità ai giorni nostri.

Il punto di partenza sono i mosaici e gli affreschi di Pompei: duemila anni fa, i romani già raffiguravano questo frutto nelle decorazioni delle loro dimore. Il catalogo di de Carolis comprende quasi molte opere d’arte, un corpus iconografico che rivela quanto profondamente la ciliegia sia intrecciata con la devozione religiosa cristiana. Il rosso del frutto evoca il sangue della Passione di Cristo; il legno duro del nocciolo rimanda alla Croce.

Un esempio emblematico: nell’affresco dell’Ultima Cena dipinto da Domenico Ghirlandaio a Firenze, sul tavolo compaiono sessanta ciliegie. Non un dettaglio casuale, ma una scelta deliberata e carica di significato teologico. La rilevanza culturale del volume è tale che una copia sarà donata a Re Carlo III d’Inghilterra.

La sfida del futuro: innovazione

Il convegno si è concluso con un messaggio che suonava quasi come un monito. La cerasicoltura pugliese ha radici profonde, un patrimonio genetico straordinario, per quanto più nordeuropeo del previsto e potenzialità scientifiche, industriali e culturali ancora in gran parte inespresse.

Ma per trasformare questo potenziale in sviluppo concreto, non bastano i capricci del clima o i lamenti per le grandinate. Serve il coraggio dell’innovazione tecnologica, scientifica e culturale: la stessa che ha portato Farmalabor a studiare le bucce dei semi di ciliegia per salvare i salmoni degli allevamenti, o de Carolis a scandagliare settecento opere d’arte per restituire a un frutto la sua storia più profonda. La regina di Turi è pronta per il futuro. Sta all’agricoltura pugliese decidere se seguirla.

Maria Pia Iurlaro

L’articolo La ciliegia di Turi tra scienza, arte e futuro proviene da Turi – La Voce del Paese.

 

 

​   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *