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Ex Garden Village, nuova diffida al Comune: restituire i suoli o pagare 5,7 milioni. Atti alla Corte dei Conti ​

 

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Nuova diffida al Comune di Cassano delle Murge per la restituzione dei terreni dell’ex Garden Village al legittimo proprietario e la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti per un possibile danno erariale. Sono gli ultimi sviluppi di una vicenda giudiziaria che dura da oltre quarant’anni e che, nel tempo, è diventata un caso di rilievo nazionale ed europeo.

Tutto comincia nel 1985. Sui terreni alla periferia di Cassano, negli anni Ottanta, era stata realizzata una lottizzazione poi ritenuta abusiva perché ricadente in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, vista la vicinanza con la Foresta Mercadante. Ne seguì la confisca dei suoli in favore del Comune.

Il procedimento penale, però, si era chiuso senza una condanna, perché il reato era stato dichiarato prescritto. È proprio questo il punto su cui si è giocata la partita davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Con la sentenza Varvara c. Italia del 29 ottobre 2013, divenuta definitiva il 24 marzo 2014, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che applicare una confisca, considerata a tutti gli effetti una pena, senza una sentenza di condanna viola il principio di legalità sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre al diritto di proprietà. Quella pronuncia è diventata un precedente di riferimento per i casi di lottizzazione abusiva in tutta Italia, aprendo un lungo confronto con la Corte costituzionale e la Cassazione.

La revoca della confisca e il ricorso del Comune

Sulla base di quel principio, a febbraio scorso è arrivata la revoca della confisca, con l’obbligo per il Comune di restituire i terreni. Nel frattempo, però, l’amministrazione aveva realizzato su una parte dell’area alloggi di edilizia residenziale pubblica, nell’ambito di un progetto di rigenerazione urbana finanziato dalla Regione Puglia.

Ad aprile il Comune ha quindi presentato ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento del provvedimento di revoca. La Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile, condannando l’ente al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro alla Cassa delle ammende.

Pochi giorni prima di quella pronuncia, la Giunta comunale aveva approvato una delibera di indirizzo politico che prevede la restituzione parziale dei terreni e un indennizzo in denaro per la parte restante, subordinato alla verifica della copertura finanziaria.

Le diffide e l’esposto alla Corte dei Conti

Intanto l’imprenditore gravinese Varvara, assistito dagli avvocati Alessandro Dello Russo e Giuseppe Macchione, da marzo a oggi ha inviato tre diffide al Comune, l’ultima dopo la decisione della Cassazione. La richiesta è la restituzione dei terreni o, in alternativa, un risarcimento per equivalente quantificato in 5,7 milioni di euro.

I legali hanno inoltre trasmesso gli atti alla Regione Puglia, in quanto ente finanziatore della riqualificazione realizzata sui suoli e alla Procura presso la Corte dei Conti, chiedendo di verificare la correttezza de «l’utilizzo e la destinazione dei fondi oggetto di finanziamento» e delle «temerarie iniziative giudiziarie assunte dal Comune».

Resta ora da capire come l’amministrazione intenda dare seguito alla delibera di giunta e se sarà possibile trovare un accordo prima che la questione si sposti su un nuovo terreno, quello contabile.

 

 

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