A rischio l’antica “ruota degli esposti” di Turi
L’allarme di Stefano de Carolis: “La finestrella che dal 1834 testimonia la storia dell’infanzia abbandonata turese farà bella mostra nel bagno del realizzando info-point turistico”
I locali a piano terra di via Dogali ospiteranno un info-point turistico. Questa la decisione maturata dalla Giunta De Tomaso che, con deliberazione dello scorso dicembre, ha approvato i lavori di adeguamento del Palazzo Comunale di Turi. L’intervento, dal valore complessivo di 150.000 euro, ha tuttavia acceso il dibattito pubblico in merito alla conservazione della storica “Ruota degli Esposti”, presente nel sito dal 1834.
L’iter amministrativo e il progetto
Con determinazione dirigenziale del 4 novembre 2025 l’incarico per la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori di adeguamento del Palazzo Comunale di Turi viene affidato all’architetto Pietro Labate. Il professionista trasmette il progetto esecutivo il 16 dicembre 2025 e lo stesso giorno viene redatto il verbale di verifica e validazione (prot. n. 27445 del 16.12.2025).
Il giorno dopo, il 17 dicembre 2025, la Giunta De Tomaso con deliberazione numero 179 approva all’unanimità il progetto esecutivo, che riceve il parere di regolarità tecnica da parte del Responsabile del Settore Lavori Pubblici, l’architetto Flaviano Palazzo, contestualmente nominato responsabile del procedimento.
In nessun passaggio della deliberazione di Giunta vi è traccia di specifiche prescrizioni relative al restauro della “ruota”, né si trovano riferimenti a consultazioni preventive con la Soprintendenza in virtù del vincolo esistente sull’intero Palazzo Comunale (ex Collegio dei Padri Scolopi).

Il valore storico del sito
A ricostruire la rilevanza storica del sito oggetto di lavori è Stefano de Carolis, sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, ricercatore e giornalista, che da oltre vent’anni si batte per la tutela del patrimonio culturale turese. De Carolis ricostruisce le vicende del Palazzo Comunale che «dal 1645 al 1809, fu la sede delle Scuole Pie dei Padri della Madre di Dio, comunemente noti come Scolopi (ordine fondato da Padre Calasanzio), con l’annessa Chiesa di San Domenico. Il collegio venne fondato per volontà di Notar Santo Cavallo, uomo illuminato e lungimirante, dalla spiccata sensibilità civile e morale e di grande cultura».
«Nel 1834 – prosegue – il sindaco Domenico Menelao istituì la “pubblica ruota”, denominata “ruota dei proietti”, con annessa abitazione delle pie ricevitrici al servizio dell’Ente. La “ruota” fu ubicata al pian terreno del Palazzo Comunale, in due piccoli locali che affacciano su via Dogali (già via Chiesa). Qui le pie ricevitrici accoglievano i neonati “esposti” (abbandonati) attraverso una piccola finestrella con grata in ferro e campanella. L’attività di ricerca documentale da me condotta ha consentito di attestare, per un arco temporale di quasi un secolo, l’esistenza della finestrella all’interno della quale furono abbandonati circa mille neonati».
«A seguito dell’abolizione e della successiva dismissione della “ruota degli esposti”, avvenuta nel 1923 con il primo governo Mussolini, il Comune di Turi modificò la destinazione d’uso dei locali, adibendoli a macelleria/beccheria, gestita dai macellai Cistulli e Bruno fino al 1991. Da tale data quegli ambienti sono rimasti in stato di abbandono, conservandosi sostanzialmente inalterati».
«Ancor prima dell’istituzione della “ruota dei proietti/esposti ” – annota de Carolis – in quei locali posti al pian terreno erano allocati le cucine e le anti-cucine con forno e fornello, le stanze delle scuole pubbliche, dispense, la stanza per uso del picchetto, due caciolari, il refettorio, le cisterne per la raccolta dell’olio e quelle per la raccolta dell’acqua, una grande cantina. È documentata anche la presenza di un antico trappeto e stalle in uso al monastero. Questo e tanto altro è stato oggetto di segnalazioni ai sindaci e alle autorità competenti, ed anche oggetto di studio con gli scritti e i documenti editati dagli archiettetti Angela Rossi e Pino Giannini nei preziosi “Quaderni” del centro studi di storia, fondato dal compianto Prof. Matteo Pugliese».


L’attività di divulgazione e tutela
«Nel 2014 – spiega Stefano de Carolis – a conclusione del mio lavoro di ricerca, ho provveduto a segnalare il sito storico alla Soprintendenza, inviando anche altrettante comunicazioni scritte alle Amministrazioni comunali succedutesi nel tempo al fine di sensibilizzare gli amministratori affinché venissero riqualificati e valorizzati quei locali che, per cento anni, hanno visto l’abbandono al loro destino di circa mille neonati».
«Sempre nel 2014, alla presenza dell’Assessore competente, ho documentato fotograficamente gli ambienti interni e la suddetta finestrella, che attualmente si affaccia sulla scala in uso alla Caserma dei Carabinieri. Infine, nel 2016, con il patrocinio del Tribunale dei Minorenni di Bari, organizzai, con la collaborazione del Procuratore di Bari, un interessante convegno sul baliatico comunale e l’esposizione dell’infanzia abbandonata».

La segnalazione alla Soprintendenza
«Il 4 aprile – dichiara de Carolis – ho ricevuto la segnalazione di un cittadino riguardo ai lavori in corso; il 9 aprile ho provveduto a segnalare l’intera situazione alla Soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Bari, chiedendo di intervenire con urgenza al fine di verificare l’esistenza delle necessarie autorizzazioni e l’eventuale alterazione e/o danneggiamento dei luoghi, in ottemperanza al Codice dei beni culturali (art. 21, comma 4, decreto Legislativo 42/2004)».

«A seguito del sopralluogo effettuato dai funzionari delle Soprintendenze, si attende ora di conoscere l’esito delle verifiche in merito alle autorizzazioni e alle eventuali prescrizioni che potrebbero rendere necessarie varianti al progetto originario».
«Al di là delle risoluzioni che saranno intraprese dalle Soprintendenze e dalla competente autorità giudiziaria – incalza de Carolis – mi lasciano basito le dichiarazioni dell’assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Palmisano, apparse sull’ultimo numero del periodico “Il Paese”. L’Assessore, a specifica domanda (Ci sono dei lavori in corso a quella che era la macelleria detta di ‘Papagne’. Quale sarà l’utilizzo? All’interno c’è un reperto storico importante: la ‘ruota degli esposti’. Cosa state facendo per valorizzarla?), conferma di conoscere la presenza della “ruota degli esposti” nel sito oggetto dei lavori, precisando che “l’importante reperto storico” si troverà in quello che sarà il bagno dell’info-point, promettendo che verrà data “comunque, simbolicamente, visibilità”».
«È incomprensibile – conclude de Carolis – come si possa pensare di valorizzare un rilevante reperto storico relegandoli all’interno di un servizio igienico. Sono profondamente amareggiato dalla leggerezza e disattenzione con cui si calpesta la memoria di un sito che ha segnato la genesi di tante famiglie (turesi e non) e che, oltre al valore storico, possiede una profonda valenza spirituale e sacra».
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