“Dimenticare Manzoni”
Il prof. Trifone Gargano smonta il mito del padre della lingua italiana
Il 5 marzo 2026, le sale di Palazzo Cozzolongo a Turi hanno ospitato un incontro dal tono decisamente provocatorio e rivoluzionario, capace di scuotere le fondamenta della didattica letteraria italiana. L’ospite d’onore della serata è stato il professor Trifone Gargano, docente universitario e celebre critico letterario, intervenuto per presentare la nuova edizione del suo discusso saggio: “Dimenticare Manzoni”.
L’evento, inserito nella rassegna “Sottosopra – Quando tutto trova eco” e organizzato dall’associazione “Cultura e Armonia”, è stato aperto dai saluti del Presidente Onorario, il dottor Emanuele Ventura. L’incontro ha anche offerto l’occasione per annunciare i prossimi appuntamenti culturali dell’associazione, previsti per il 26 e 27 marzo, che spazieranno dalla medicina alla musica, con ospiti del calibro di Mario Rosini, Patrizia Conte e Francesco De Siena.
Ma l’attenzione del pubblico è stata presto catalizzata dalla demolizione sistematica del “Gran Lombardo”. Secondo il prof. Gargano, Alessandro Manzoni è ben lontano dall’essere l’eroico padre della Patria e del Risorgimento che ci viene tramandato dai banchi di scuola. Lo studioso, attingendo a documenti storici noti da tempo ma ignorati dalla critica tradizionale, descrive Manzoni come un “maestro di qualunquismo e di opportunismo”. Protetto per tutta la vita dai potenti cognomi di famiglia, come i Verri e i Beccaria, Manzoni viene dipinto come un uomo pavido di fronte agli eventi storici. Emblematico, secondo Gargano, è l’episodio dei moti insurrezionali del 1821: spaventato dagli arresti dei rivoluzionari torinesi, lo scrittore nascose in un cassetto l’ode “Marzo 1821” per ben 18 anni, pubblicandola solo nel 1848 a cose fatte.
Una delle critiche più aspre sollevate dal critico riguarda la totale inadeguatezza de “I Promessi Sposi” nel contesto educativo moderno, in particolare per quanto riguarda l’educazione affettiva. In 350 pagine di romanzo, sottolinea Gargano, i protagonisti Renzo e Lucia appaiono “anaffettivi e rinunciatari”, tanto da non scambiarsi mai nemmeno un bacio o stringersi la mano. A fronte di emergenze sociali attuali come i femminicidi, dovuti anche a una mancanza di educazione sessuo-affettiva, l’autore si chiede provocatoriamente cosa possa insegnare un libro in cui l’unico atteggiamento promosso è la rassegnazione. Per parlare ai giovani d’oggi, suggerisce, le scuole dovrebbero adottare autori contemporanei che affrontano la realtà attuale, come il pugliese Mario Desiati.
La decostruzione prosegue anche sul piano letterario e linguistico. Gargano ricorda che l’imposizione del fiorentino come lingua nazionale non fu un fenomeno naturale, ma una forzatura “per decreto legge”, agevolata dall’amicizia di Manzoni con l’allora Ministro dell’Istruzione Emilio Broglio. In commissione ministeriale, la linea manzoniana schiacciò le idee ben più avanzate del più importante linguista dell’epoca, Graziadio Isaia Ascoli, il quale sosteneva che la vera lingua dovesse nascere dalla mescolanza dei vari popoli italiani. Commercialmente parlando, peraltro, la monumentale e definitiva edizione illustrata del 1840 si rivelò una totale bancarotta per l’autore, vendendo solamente 18 copie nel primo anno.
Dal punto di vista della trama, inoltre, Gargano accusa Manzoni di essere arrivato con un secolo di ritardo sulla questione della mobilità sociale. Il problema del matrimonio interclassista (tra nobili e popolani) era già stato affrontato e superato nel 1700 in Europa da scrittori come Richardson con la sua Pamela, da Goldoni in Italia e persino da Voltaire in Francia.
Le tesi di “Dimenticare Manzoni” non sono state indolori per il suo autore. Durante il suo intervento, Gargano ha rivelato di aver pagato a caro prezzo il coraggio delle sue affermazioni, subendo pesanti ritorsioni: dall’hackeraggio dei propri profili social fino alla cancellazione di serate in teatro e a pesanti offese da parte dei cosiddetti “benpensanti”.
La conclusione del professore, supportata in passato anche da giganti nascosti della cultura e della teologia cattolica come don Giuseppe De Luca, è inequivocabile: I Promessi Sposi sono un romanzo “da non leggere, e da non imporre più nelle scuole”. Se la scuola odierna ha il dovere di insegnare l’educazione civica e formare cittadini attivi, non può farlo attraverso la figura di Renzo Tramaglino, il cui percorso insegna unicamente a “farsi i fatti propri”, evitare le piazze e non esporsi ai tumulti. Per formare menti critiche, la cittadinanza attiva oggi “richiede ben altri Maestri”, come ad esempio, Don Lorenzo Milani e il suo “I care”.
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