Antiteatro: “Buona la prima!”
La rassegna di cortometraggi d’autore al Teatro Comunale “Luciani”
di Isabella Giorgio
Grande partecipazione al Teatro Luciani per la prima edizione di “Antiteatro”, la rassegna di cortometraggi d’autore presentata lo scorso 13 settembre ad Acquaviva delle Fonti.
Il progetto è stato promosso dall’Associazione Theotókos che ha trovato il suo quartier generale in Tabità – La casa dei talenti in collaborazione con l’associazione Naka di Noicattaro, realizzato con il patrocinio del Comune di Acquaviva delle Fonti si è posto l’obiettivo di dare visibilità a registi esordienti promuovendo al tempo stesso il territorio attraverso la cultura. Sponsor di “Antiteatro”: Edilres srl di Silvio ed Emanuele Cordasco.




“Il titolo della nostra rassegna – è stato precisato dalla presentatrice della serata Alessia Surico– fa riferimento al saggio di Sebastiano Arturo Luciani ‘L’Antiteatro- Il Cinematografo come Arte‘ del 1928 nel quale viene teorizzata un’estetica del cinema autonoma rispetto a quella del teatro contribuendo così all’affermazione della settima arte. Per Luciani il Cinema non era un semplice riflesso del palcoscenico o di una pagina scritta era una zona di arte unica, capace di sintetizzare le arti, superando i limiti spaziali e temporali delle rappresentazioni teatrali tradizionali. Il Cinema per lui si componeva come una sinfonia con un proprio ritmo visivo e una musica per gli occhi, l’integrazione di arte visiva e musica creava un dramma scenico senza precedenti. Il termine Antiteatro riflette questa rottura, il cinema era capace di superare le limitazioni spaziali e temporali del teatro creando un dramma scenico e musicale attraverso l’integrazione di immagini, ritmo e sonorità.
Chi era Sebastiano Arturo Luciani? Nato ad Acquaviva delle Fonti nel 1884 fu un eccletico compositore, musicologo e critico cinematografico. Studiò composizione a Napoli e Roma, approfondì anche letteratura e filosofia a Firenze città che ne plasmò la visione. La sua curiosità spaziava dalle opere antiche alle operette contemporanee con uno sguardo sempre rivolto al futuro dell’arte. Luciani condivideva con i Futuristi l’entusiasmo per le nuove forme d’arte e la rottura con le tradizioni, entrambi riconoscevano il cinema come un mezzo rivoluzionario capace di catturare il dinamismo della modernità”.
La serata è stata articolata in due momenti: alla proiezione dei sei cortometraggi (Blink, Luisa è al mare, Lui, Lamia, La notte diurna, Catabasi) che hanno lasciato, certamente, il segno nel pubblico, è seguito il dibattito con la condivisione delle suggestioni e delle domande.

Presenti per l’occasione alcuni registi (Emanuela Licenziato (Blink) e Pasquale Maria Gelorini (La notte diurna) e loro referenti (Emanuela Licenziato, direttrice della fotografia del corto Lamia) che prendendo la parola hanno posto l’accento sui temi trattati e sulla loro visione mettendo a nudo possibili contaminazioni, citazioni d’autore più o meno evidenti con i maggiori cineasti della storia (S. Kubrick, Bergman, M. Antonioni, W. Allen), con l’arte (le mani che si avvicinano di Michelangelo nella Cappella Sisitina, De Chirico, Blake, Munch) la letteratura e la musica (Litfiba con Il mio corpo che cambia).
Ad accomunare tutti i cortometraggi presentati la giovane età dei talentuosi esordienti preparati, appassionati e motivati dalla volontà d’interrogare e interrogarsi, promuovere il proprio territorio d’origine attraverso i singoli fotogrammi delle loro produzioni. Luoghi e paesaggi riconoscibili nell’immaginario collettivo, dalla nostra amata Acquaviva delle Fonti con il suo cimitero comunale illuminato sapientemente da luci calde e fredde, al paesaggio rurale dell’entroterra Murgiano con Santeramo in Colle e Matera, alla costa ed entroterra Salentino di Parabita per citarne solo alcuni. Straordinari per le tecniche usate e la fotografia capace di innescare un’esperienza cinematografica alternativa, immersiva e profondamente umana. Impeccabile anche la macchina organizzativa di Antiteatro.


Il sipario di Antiteatro si è aperto su un progetto visivo unico: “Blink” (2021) 10 ‘ regia di Emanuela Licenziato.
“Un vero e proprio capolavoro di Videoarte girato in pellicola durante la Pandemia” -ha precisato la presentatrice della serata- “che esplora lo scorrere dei ricordi, trasportando lo spettatore in un flusso sospeso tra passato e presente. Ogni fotogramma offre uno spunto di riflessione sul proprio vissuto e sulle emozioni che lo plasmano”.
Un lavoro a nostro avviso davvero originale capace di catturare l’attenzione dello spettatore attraverso le immagini e le musiche originali di Marco Mencarelli.

Si è passati al cortometraggio “Luisa è al mare” (2021) 11′ regia e sceneggiatura di Giuseppe Caponio apprendiamo dalla presentatrice “girato tra Santeramo in Colle e Matera, cortometraggio acquisito da RAI cinema. Luisa ha 10 anni e il mare lo immagina salato. Il giorno del suo compleanno dice alla mamma e al papà che vuole andare al mare ed esce di casa. Il suo mare, però, è racchiuso in una realtà circoscritta”.
Interpreti: Melania Barberio, Mina Albanese, Fabio Salerno. Direttore della fotografia: Lorenzo Basili. Produttore esecutivo: Alberto Braga. Musiche originali: Rocco Misuraca. Montaggio: Sephora Duchi. Suono in presa diretta/montaggio audio: Alessandro Caoduro.

“Fin dove si spinge la tua immaginazione quando non puoi essere te stesso?” questa la domanda del cortometraggio “Lui” (2021) 17′ regia di Federico Mottica.
La morte e la cecità sono metafore, il protagonista non si sente libero di essere sé stesso e si rifugia una realtà parallela.
“Estate 2006. La finale del mondiale è alle porte. In una benestante periferia cittadina, Andrea, un ragazzo che sta prendendo il sole in giardino, nota Marcello, un operaio che sta sistemando una parabola su un tetto. Tra i due nasce un legame inaspettato e decidono di partire per un viaggio senza meta. Tra eventi non previsti e ritrovi familiari, i due protagonisti scopriranno la loro confusa identità”.
Soggetto e sceneggiatura: Michele Gallone, Sara Parentini, Federico Mottica. Interpreti: Massimiliano Caiazzo e Luka Zunic. Fotografia: Emanuela Licenziato in collaborazione con Sebastian Bonolis. Montaggio: Michele Gallone. Scenografia: Angelica Morelli. Costumi: Caique Lima. Organizzazione: Agostino De Luca, Emanuela Epifano, Mouna Lamiri
Produzione: @csc_scuolanazionedicinema con il sostegno di SAE ELECTRONIC CONVERSION.
“Un piccolo particolare, ha condiviso il coordinatore del dibattito Ettore Canniello– quando appare la mamma che sembra cieca avete notato cosa si vede in un riquadro del fotogramma? Un televisore con l’immagine degli occhi, una finezza, complimenti all’autrice della fotografia!”.

Un corto molto forte quello successivo:“Lamia” (2024) 17′ regia e sceneggiatura di Martina Selva.
“Lisa, trent’anni, ha un marito, un lavoro e molti amici. Eppure non basta. Le pressioni per una maternità che non arriva la tormentano, tra insonnia e misteriosi pruriti. Fino a quando un medico le rivela che ha in corpo veleno di serpente e sta per fare la muta.
Soggetto: Laura Zavagno. Interpreti: Marta Malvestiti, Alfonso De Vreese, Gemma Costa, Leonardo Larini, Giampiero Rappa, Alessandra Limetti, Pietro Mcdonald e il pappagallo Teti
Fotografia: Emanuela Licenziato. Montaggio: Martina Claudia Selva. Costumi: Rossana Gea Cavallo. Suono in presa diretta e Montaggio del suono: Beatrice Mele. Musiche originali: Sara Santi. Prodotto da Martina Claudia Selva in collaborazione con Matteo Mandaglio e Atmos Production.

“In cosa ti trasformi quando non riesci ad essere quello che vogliono gli altri?” questa la domanda ad apertura del cortometraggio. “Parliamo di aspettative sociali e personali basato sul racconto drammatico surreale ‘Veleno di vipera’ di Laura Zavagno realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding, in tanti hanno creduto in questo progetto e lo hanno finanziato – ha precisato la presentatrice della serata”.
“Lamia – ha precisato la regista Martina Selva- tratta due temi: la maternità e lo stato d’animo di una persona che sta talmente male che il suo corpo genera veleno. È una critica sociale spesso siamo stessati e sotto pressione, è un messaggio di aiuto che lancia Lamia: è escape si ribella ed evolve, fa una muta e si trasforma, mangia il marito come forma di ribellione.
Vi è capitato qualche volta davanti ad una aspettativa delusa di trasformarvi per trovare una risposta a delle domande?
Le Lamie nella mitologia greca erano creature femminili in parte umane e in parte animali.
La sua è una storia contemporanea, una situazione condivisa da molte donne, ha un respiro ampio perché l’umanità si interroga da sempre su cosa sia naturale e cosa no nelle nostre vite. Naturale per una donna è essere madre e, se per qualche motivo, sia biologico o sia una decisione personale, non lo diventa, automaticamente è un essere umano a metà. Un corpo monco. Lisa si trasforma perché è un essere resiliente e di grande profondità emotiva. Ha un rapporto viscerale con l’animale, si può dire che il suo migliore amico sia il pappagallo Teti, e la natura la suggestiona e la muove. Solo quando accetterà questo legame e questo suo essere molto più che la definizione di donna che la società le offre, solo allora si libererà dal prurito che la assale e non la lascia dormire. […] Volevo raccontare questa storia come una fiaba dai toni dark di realismo magico. Una casa immersa in un’atmosfera sospesa, sempre nella penombra, anche quando fuori splende il sole, come se anche Lisa fosse chiusa in una gabbia. La sua trasformazione in serpente è messa in scena in maniera sottile, attraverso movimenti, suoni, luci e ombre. Potrebbe essere tutto un sogno, un’immagine dal suo inconscio più profondo, potrebbe essere la realtà, allo spettatore lascio libero spazio all’interpretazione.
Ettore Canniello nel dibattito ha condiviso la sua suggestione con il brano dei Litfiba ‘Il mio corpo che cambia’, condividendo con il pubblico la scena del marito che si scosta dalla moglie quando il medico dà quella diagnosi e non le versa il vino. “Quando c’è l’Amore condizionato e quando non condizionato? Ha precisato prontamente la regista nel suo intervento “se disattendi le aspettative non vieni più amato, se rientri in un canone invece vieni amato”.

La notte diurna (2023) 14′ regia e sceneggiatura di Pasquale Mattia Gelorini.
“Nell’ultimo giorno della sua vita, Marco affronta i fantasmi del passato. Visioni di un mondo sconosciuto si dissolvono nella realtà, trascinandolo in uno spazio liminale tra la vita e la morte. In questa dimensione metafisica, comprende che i muri costruiti per proteggere la sua vulnerabilità hanno finito per allontanare la donna che amava”.
Interpreti principali: David Paryla, Maria Vittoria Argenti, Eleonora Meneghini. Montaggio: Pasquale Mattia Gelorini. Direttore della fotografia: Ilaria Vecchio. Sound design: Agit Utlu. MIX: Tommaso Barbaro.Studio post-audio: Fullcode. Musiche originali: Marco Malasomma. Make up: Laura Soloperto. Produzione: @chromakia Distribuzione: @weshort.

Nel dibattito Ettore Canniello ha messo in evidenza nel cortometraggio diverse citazioni: “Kubrick per la torre, il monolite che si vede in lontananza, la musica jazz degli anni Venti che richiama Woody Allen; la donna in bianco presente ne Il Settimo sigillo di Bergman, e Michelangelo Antonioni, il bianco e del nero che si fonde con il colore, il volto della donna la morte con i giochi di luci rimanda ad un video clip dei Queen l’uso sapiente della fotografia nella narrazione. Parlando con l’autore mi diceva che non conosceva minimante queste suggestioni, a dimostrazione che un autore nel film ci mette del suo vissuto, delle conoscenze, riprende spesso qualcosa fatto da altri, di un vissuto collettivo che fa la la bellezza creativa. Il cortometraggio ha la capacità di condensare il messaggio in uno spazio ridotto. Faccio parte di Fiaticorti, un festival internazionale di cortometraggi, da venticinque anni lo presento ad Istrana e dico ‘apriamo una finestra sul mondo’. Mi fa piacere che ci siano tanti giovani, hanno idee buone che inizino così e coltivino le loro passioni”.

Ultimo cortometraggio proiettato è stato “Catabasi” (2023) 26′ regia dell’acquavivese Gianluca Ferrulli @giambo96 girato durante la pandemia. “Lo definisco una testimonianza dei giovani della pandemia”.
“Un ragazzo di vent’anni affronta un viaggio nella sua psiche attraverso il filtro del sogno. Questo mondo onirico è contraddistinto da diversi livelli, come gli strati della matrioska che si trova nella sua camera da letto. E più si inoltra in questo aldilà psichico, più scopre se stesso. Un viaggio indimenticabile, ma dal ricordo sfocato”.
Sceneggiatura: Angela Angiola, Anna Romano, Gianluca Ferrulli.
Interpreti: Domenico Valentino, Manolo Petronelli, Elisabetta Cice, Silvia Grosso, Antonella Cici, Roberto Indellicati, Angela Angiola, Antonella Carrasso.
Direttore della fotografia: Anna Romano
Montaggio: Gianluca Ferrulli
Make-up: Marianna Carrasso.
Musiche originali: Manuel Tricarico.

“Catabasi”, precisa Gianluca Ferrulli “è nato come una sorta di flusso di coscienza: ho preso un foglio di carta e scritto quello che mi veniva in mente, le paure, desideri e la vita quotidiana di ognuno di noi dai 18-25 anni nel periodo della Pandemia. Interessante perché lo abbiamo girato nel mio paese. Uno degli obiettivi della rassegna Antiteatro è valorizzare Acquaviva delle Fonti, valorizzare la comunità e promuovere la creatività. Si tratta di un piccolo progetto girato con i miei amici, con zero euro di budget, questo evento era un modo per farvelo vedere.
Abbiamo girato nel cimitero comunale alcune scene, difficile forse da riconoscerlo per come lo abbiamo illuminato, lo vediamo sempre in condizioni diverse e di sera non è possibile andare.
Ringrazio i registi dei cortometraggi presenti averci offerto gratuitamente le loro opere e la meticolosa organizzazione, le associzioni partner Theothokos, Tabità – La Casa dei Talenti, Naka di Noicattaro Ettore per i numerosi spunti cinematografici proposti .
Uno dei messaggi che voglio lanciare è prendiamo la vita alla leggera. Cosa resta di un sogno?l’escapismo è una fuga dalla realtà o un punto di partenza per osservarla da nuove prospettive. Vi lasciamo alla vostra riflessione personale”.
Isabella Giorgio












