Quando il campo diventa pagina
“Letteratura e Sport” raccontato dal prof. Trifone Gargano
Lo sport non è soltanto gesto, fatica e vittoria. È emozione stratificata, simbolo culturale, narrazione collettiva. L’incontro Letteratura e Sport, svoltosi a Palazzo Cozzolongo a Turi, ha dimostrato come il campo sportivo possa trasformarsi nella più bella delle pagine letterarie — da Dante Alighieri a Pier Paolo Pasolini, passando per Calvino, Saba e l’indimenticabile Alfonsina Strada.
L’incontro ha preso il via smontando un radicato paradosso culturale italiano. Come spiegato dal professore, nel nostro Paese resiste da decenni un “doppio pregiudizio”: da una parte la convinzione che gli sportivi siano ignoranti e non leggano, dall’altra l’idea elitaria secondo cui i grandi intellettuali non debbano praticare sport né scriverne. A cristallizzare questa divisione contribuì, negli anni ’60, Umberto Eco, il quale catalogò la letteratura “di genere” ignorando volutamente quella sportiva, complice una celebre e accesa rivalità personale con il padre del giornalismo sportivo, Gianni Brera.
Fortunatamente, maestri come Pier Paolo Pasolini sfidarono questa convenzione: scrittore immenso, Pasolini rivendicava con orgoglio la sua passione per il calcio, tifava Bologna e scese in campo persino nei giorni immediatamente precedenti alla sua tragica morte. Prima di lui, nel 1934, fu Umberto Saba a nobilitare il pallone con cinque celebri poesie, tra cui “Goal”, capace di trasformare la contrapposizione tra il portiere sconfitto in lacrime e quello vittorioso in una vera e propria lezione di educazione civica e rispetto reciproco.

Il prof. Gargano ha definito la letteratura sportiva come un vero e proprio “prisma”, un diamante capace di mostrare le sfaccettature più complesse della realtà sociale. Lo sport raccontato nei romanzi diventa strumento per affrontare drammi collettivi. Ne è un esempio “Ilva Football Club”, romanzo su una squadra tarantina immaginaria decimata dalla leucemia, che usa il calcio per denunciare lo scempio ambientale e sanitario in Puglia. Allo stesso modo, il romanzo di Paolo Volponi “Il lanciatore di giavellotto” utilizza l’atletica per tracciare un ritratto dell’Italia durante gli anni del fascismo.
Un valore, quello educativo e formativo dello sport, ribadito anche da Papa Francesco, il quale in una intervista sottolineò l’importanza della narrazione sportiva eleggendo il portiere a metafora della vita: colui che aspetta il tiro senza sapere da dove arriverà, costantemente pronto a parare i colpi inaspettati.
La narrazione sportiva attraversa la storia, e il professore lo ha dimostrato portando alla luce episodi epici e inaspettati. Lo sport compare già nell’Inferno di Dante Alighieri, che paragona il suo caro maestro Brunetto Latini non a un semplice corridore, ma a colui che vince il “drappo verde” nella secolare maratona di Verona.
C’è poi stato spazio per la commovente epopea di Alfonsina Strada, unica donna nella storia ad aver corso il Giro d’Italia maschile negli anni ’20. Vittima iniziale di scherno e sfottò da parte della stampa dell’epoca, Alfonsina divenne un’eroina del ciclismo: pur di portare a termine una durissima tappa sugli Appennini dopo la rottura del manubrio, adattò alla sua bicicletta un manico di scopa prestato da una contadina, arrivando al traguardo in ritardo ma conquistando l’ammirazione del re e dell’Italia intera.

A fare da contraltare a queste gesta fisiche c’è la brillante ironia di Italo Calvino, che nel 1950, mandato a Torino come inviato per la partita della nazionale Italia-Inghilterra, decise di non entrare nello stadio. Affascinato dal folclore, dai venditori e dalle pittoresche liti dei tifosi rimasti fuori, Calvino consegnò al giornale un memorabile articolo intitolato proprio “La partita che non ho visto”.
Il momento più sorprendente e innovativo della serata è stato l’accostamento tra sport e grammatica. Con la sua ricerca intitolata “Figurine, figuracce e figure retoriche”, Gargano ha dimostrato come le figure retoriche letterarie prendano vita sul campo da gioco.
Il flashback, tipico salto all’indietro nella narrazione, è incarnato alla perfezione dalla palla del rugby, che deve essere passata indietro per poter avanzare.
L’iperbato, che sovverte l’ordine logico delle parole in una frase, è l’equivalente calcistico del leggendario “calcio totale” dell’Olanda di Cruijff, in cui saltarono per la prima volta i ruoli e l’ordine tradizionale in campo.
Infine, analizzando un celebre e spettacolare gol giovanile di Antonio Cassano contro l’Inter, il professore ha mostrato come l’attaccante barese sia riuscito, in un’unica e velocissima azione, a “scrivere con i piedi” un enjambement, un climax (in accelerazione) e un chiasmo (con la celebre finta incrociata) per spiazzare i difensori avversari.
L’evento di Palazzo Cozzolongo si è chiuso a dimostrazione del fatto che chiunque ami lo sport deve sapere che dietro la singola prestazione fisica si cela sempre un vasto mondo umano. Perché, come ampiamente dimostrato dal prof. Gargano, il movimento diventa davvero pensiero e il campo sportivo si trasforma nella più bella delle pagine letterarie.
Maria Pia Iurlaro
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