Le fontanine AQP: luoghi per socializzare e innamorarsi
Per secoli la nostra regione è stata conosciuta come “Siticulosa Apulia”, la Puglia assetata, una terra segnata dalla cronica scarsità d’acqua. Una condizione che cambiò radicalmente all’inizio del Novecento grazie a una delle più grandi opere di ingegneria idraulica realizzate in Italia.
Il 24 aprile 1915, con l’arrivo del primo zampillo d’acqua nella fontana pubblica di piazza Umberto I a Bari, alla presenza di numerosi cittadini e delle autorità, venne inaugurata la condotta principale dell’Acquedotto Pugliese. Un’opera faraonica, avviata nel 1906, che captava le acque delle sorgenti del Sele a Caposele e che, nel corso degli anni, si estese capillarmente per circa 20mila chilometri in tutto il territorio pugliese. Ancora oggi questo sistema si distingue quale modello italiano che tutto il mondo guarda con ammirazione.
Nonostante quell’inaugurazione storica, molti centri della regione dovettero attendere diversi anni prima di beneficiare dell’acqua corrente pubblica. Il comune di Turi, ad esempio, dovette aspettare circa un decennio.
Le prime fontanine pubbliche a Turi…
Nel 1924, con la realizzazione di 1.817 metri di condutture, anche Turi celebrò solennemente l’arrivo dell’acqua pubblica. In quell’occasione furono installate otto fontanine pubbliche, dislocate per l’intero paese.
Le fontane erano costituite da un unico corpo cilindrico in ghisa alto 128 centimetri, dotato di rubinetto a getto intermittente e sormontato da un caratteristico “cappello a fungo”. Venivano prodotte dalle Fonderie Macchi & C. di Milano, che dal 5 marzo 1914 le realizzava al prezzo di 42 lire ciascuna.

Ogni fontanina era dotata di una vaschetta in ghisa per il recupero dell’acqua e, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti, era inserita in un piccolo spazio delimitato da cordoli in pietra con pavimentazione in chianche che convogliava le acque esuberanti e di scarico nel tombino posto ai piedi della fontana. Sulla base compariva il logotipo dell’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, simbolo della nuova modernità idrica, o il marchio della fonderia.
Il regolamento prevedeva l’installazione di una fontanina pubblica ogni 1.500 – 2.000 abitanti, con una capacità minima di erogazione di 25 metri cubi d’acqua al giorno tramite rubinetto idrometrico. L’acqua fornita dall’acquedotto veniva pagata dai Comuni al prezzo stabilito di 20 centesimi di lire per metro cubo.
Per i cittadini turesi fu un evento storico e memorabile: dopo secoli di dipendenza da pozzi e cisterne, l’acqua pubblica corrente segnò la progressiva dismissione dei pozzi situati nella dolina del paese, migliorando l’igiene pubblica e cambiando radicalmente la vita quotidiana della comunità.
Infatti, in breve tempo le fontanine divennero luoghi di aggregazione sociale. Attorno a esse nascevano conversazioni spontanee, pettegolezzi, amicizie e talvolta anche innamoramenti. Erano punti di ritrovo per gli abitanti del quartiere e spazi di gioco per bambini e ragazzi.
Per molti pugliesi quelle fontane non erano soltanto un servizio pubblico, ma veri e propri simboli di comunità, cui era riservato un affetto incondizionato, nutrito da ricordi personali e collettivi.

…Ti invio anche le portatrici d’acqua. Esse si vedono ancora naturalmente, ma vanno solo alle fontane e anch’esse sono molto eleganti, alte, snelle. Qui ci sono anche case pittoresche, la maggioranza bianche con le logge.
La cartolina fu inviata a Gramsci (rinchiuso nel carcere di Turi) da sua cognata Tatiana Schucht durante la visita a Turi dal 18 marzo all’11 aprile 1929.
(S. de Carolis e A. Reina, Acqua preziosa risorsa e fonte di vita, edizioni Carta Bianca)
Negli anni ’30 a Turi le fontanine in ghisa divennero 10. A queste il Comune aggiunse due fontane in pietra con quattro boccagli, collocate rispettivamente in piazza Gonnelli e nella piazzetta Cisternino. Entrambe vennero rimosse nel 1970 e successivamente trafugate da ignoti.

… e quelle a Sammichele di Bari
Anche nella vicina Sammichele di Bari, a maggio 1924, ci furono solenni festeggiamenti per inaugurare le sette fontanine.
Le cronache dell’epoca raccontano che alla cerimonia, scandita dalle note della banda musicale di Noci, parteciparono numerose autorità, tra cui anche l’allora sindaco di Turi, Raffaele Orlandi.
In piazza Imbriani, al fianco del palco, venne esposta la statua di San Michele e il sacerdote benedì la fontanina con acqua santa e incenso. Subito dopo, donna Maria Postiglione (moglie dell’ing. Gaetano Postiglione), madrina dell’evento, lanciò contro la fontanina una bottiglia di champagne che era sospesa con nastro tricolore. Tutti i cittadini presenti applaudirono e si sentirono tanti evviva!
Un patrimonio storico da tutelare
Dopo aver brevemente raccontato la storia di queste autentiche icone della nostra Puglia, è doveroso sottolineare che questi monumenti storici, di proprietà del Comune, sono tutelati ai sensi dell’art.21 del Decreto Legislativo 42/2004 (Codice dei Beni Culturali).
Particolare attenzione deve essere posta quando tali manufatti si trovano in prossimità di edifici storici o di un bene architettonico vincolato. È il caso della fontanina situata presso Portanuova, nelle adiacenze del Palazzo Marchesale, recentemente interessata da lavori di restauro conservativo su cui occorrerebbe fare chiarezza.
La fontana, infatti, ricade nel vincolo indiretto del palazzo. Tale vincolo, disciplinato dall’art. 45 del D.Lgs. 42/2004, è una misura di tutela imposta su immobili o aree circostanti un bene culturale primario. Serve a proteggerne l’integrità, la visuale, la luce, il contesto ambientale e il decoro. Non protegge l’area in sé, ma il bene principale (il “monumento”), rendendo necessaria un’autorizzazione specifica per qualsiasi intervento di modifica o spostamento.



A ciò si aggiunge anche l’importanza di una posa in opera a regola d’arte, preservando il cordolo perimetrale, l’originaria pendenza e la corretta altezza del corpo della fontana rispetto al piano stradale.


La base delle fontane andrebbe posata a livello del piano di calpestio
Alla luce del loro valore storico, culturale e identitario, sarebbe intelligente e doveroso che gli amministratori comunali promuovano progetti di di recupero, rigenerazione e rifunzionalizzazione delle fontane pubbliche. Laddove la disponibilità idrica lo consenta, la loro rimessa in funzione potrebbe restituire alla cittadinanza e ai visitatori un servizio semplice ma prezioso: un punto d’acqua fresca nel tessuto urbano, capace di coniugare memoria storica, utilità pubblica e accoglienza turistica.
Esiste, tra l’altro, anche uno strumento utile per riscoprire questo piccolo patrimonio diffuso. Si tratta di FontaninApp, l’applicazione ideata da Acquedotto Pugliese che consente di geolocalizzare le fontane pubbliche presenti sul territorio regionale, fornendo indicazioni per raggiungerle e permettendo di scoprirne storia, aneddoti e curiosità. Nel territorio di Turi se ne contano sei; altre due sono state inserite direttamente da chi scrive.
Stefano de Carolis
Foto di apertura: AQP
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