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Erasmus PNRR – Canudo, Marone e Galilei in Lettonia ​

 

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RIFLESSIONI DEGLI STUDENTI…

Questa esperienza di Erasmus è stata un’occasione unica che ho avuto la fortuna di cogliere insieme ad altri ragazzi della mia età e della mia scuola. Insieme abbiamo vissuto una settimana intensa e profondamente formativa che porterò con me come un ricordo prezioso.

Non è stata solo un’opportunità per migliorare la conoscenza dell’inglese, grazie alle lezioni quotidiane in classe e alle numerose conversazioni con i ragazzi lettoni, ma anche un’esperienza di crescita personale. Proprio loro, i ragazzi della scuola che ci ha ospitato, sono stati una parte fondamentale di questo percorso: ci hanno accolti con calore fin dal primo giorno, facendoci sentire parte del gruppo già durante la prima lezione, quando abbiamo imparato il loro tipico saluto. Col passare dei giorni, quel gesto iniziale è diventato simbolo di un legame autentico, che andava ben oltre l’ambito scolastico e l’Erasmus stesso.

Un momento che ricorderò con particolare affetto è stata la visita alla città di Riga. Passeggiare tra le sue vie, scoprire la storia e l’architettura della capitale lettone, ma soprattutto farlo insieme ai nostri nuovi amici locali, ha reso quell’esperienza ancora più speciale. Sono stati loro a guidarci, a raccontarci curiosità sulla loro città e a farci assaggiare i piatti tipici, permettendoci di immergerci davvero nella loro cultura. In quei momenti, al di fuori delle aule e dei progetti, il legame si è rafforzato ancora di più: tra una risata e una foto di gruppo, Riga è diventata lo sfondo di nuove amicizie e ricordi condivisi.

Questa esperienza, però, non mi ha permesso solo di conoscere persone di un’altra nazione, ma anche di approfondire i rapporti con i miei compagni di scuola. Alcuni di loro li conoscevo solo di nome, ma durante queste due settimane siamo diventati un gruppo unito e affiatato. Abbiamo imparato a collaborare, a confrontarci, a sostenerci e a comunicare in modo efficace per affrontare insieme ogni attività e ogni sfida. È stato bello scoprire quanto, lavorando in squadra, si possa creare un clima di fiducia e complicità che va oltre le differenze personali.

La scuola ospitante ha saputo coinvolgerci pienamente con attività interessanti, interattive e stimolanti, costruendo un programma di pochi ma intensi giorni. In particolare, i debate sul tema della leadership – filo conduttore di tutto il progetto – sono stati per me un’esperienza rivelatrice. Confrontarmi con altri ragazzi su cosa significhi essere leader mi ha fatto capire che la leadership non è imporsi sugli altri, ma saper ascoltare, collaborare e valorizzare le differenze. Ogni discussione è stata un’occasione per mettere alla prova le mie capacità di comunicazione e di pensiero critico, ma anche per imparare dagli altri e riconoscere che la forza di un gruppo nasce proprio dalla diversità dei suoi membri.

Condivido pienamente le parole di un professore che, al termine dell’attività conclusiva, ha detto che in quel momento stavamo costruendo le basi dell’Europa del futuro. Riflettendo su questa frase, ho compreso quanto sia importante il valore della diversità: in questi giorni ho imparato che non rappresenta un limite, ma una ricchezza e una bellezza da accogliere.

Non avrei mai immaginato di poter trovare, in ragazzi così diversi da me e dalla mia quotidianità, una parte di me stessa che non conoscevo ancora, e nuove prospettive da cui guardare il mondo. È questo, credo, il dono più grande che mi porto a casa da questa esperienza. [Sara Ruscigno – IV A Liceo Classico]

Entrando nel Museo dell’Occupazione della Lettonia a Riga si avverte subito un’atmosfera di raccoglimento: luci soffuse, pareti scure e un silenzio rispettoso guidano il visitatore lungo un percorso cronologico che ricostruisce le occupazioni del XX secolo — l’invasione sovietica del 1940, l’occupazione nazista del 1941 e il ritorno dell’URSS dal 1944 fino all’indipendenza del 1991 — illustrato con documenti originali, fotografie, lettere, oggetti d’uso quotidiano e testimonianze personali; tra i materiali spiccano le ricostruzioni delle deportazioni verso la Siberia con vagoni ferroviari, valigie abbandonate e registri di nomi, che costituiscono il nucleo emotivo dell’esposizione e rendono tangibile la repressione, la censura e la perdita della libertà attraverso registrazioni audio e video delle voci dirette dei testimoni; una sezione è dedicata alla resistenza lettone, comprese le attività dei partigiani e le proteste civili degli anni Ottanta, e il museo invita a riflettere sul valore della libertà anche nel presente, offrendo uno spazio interattivo dove lasciare messaggi o ascoltare le parole dei protagonisti; l’esperienza si conclude con una libreria e un negozio che propongono testi e materiali sulla memoria, confermando il ruolo del museo come luogo di memoria, testimonianza e responsabilità civile, progettato per informare e coinvolgere emotivamente i visitatori. [Adriano Lattarulo – IV AM ITI]

 

UNA GIORNATA ALLA SCOPERTA DI RIGA

La giornata è iniziata di buon mattino, con la partenza da Daugavpils alle 7:30. Dopo alcune ore di viaggio, il gruppo è arrivato a Riga intorno alle 11:00, accolto da un cielo limpido e da un’atmosfera vivace tipica della capitale lettone.

La prima tappa è stata la visita al Museo dell’Occupazione della Lettonia, iniziata verso le 11:30. Il museo ha offerto un percorso intenso e toccante attraverso la storia del Paese nel periodo delle occupazioni sovietica e nazista, con documenti, fotografie e testimonianze che hanno permesso di comprendere più a fondo le difficoltà vissute dal popolo lettone nel corso del Novecento.

Dopo la visita, verso le 13:30, c’è stato un momento più leggero: pausa pranzo e acquisto di souvenir nei negozi del centro. È stato il momento ideale per gustare qualche piatto tipico e portare a casa un ricordo della giornata.

Il pomeriggio è stato dedicato al tempo libero, che ognuno ha potuto trascorrere secondo i propri interessi. Alcuni hanno approfittato per fare shopping tra le vie del centro storico, altri hanno preferito passeggiare e visitare i luoghi più iconici della città. Tra le tappe più significative ci sono state la Chiesa di Saint Jacob, la Chiesa di Santa Maria e la maestosa Cattedrale di Riga, veri e propri simboli della capitale, ricchi di fascino e storia.

Verso le 18:00, dopo una giornata intensa e ricca di esperienze, il gruppo è ripartito da Riga per fare ritorno in hotel. Stanchi ma soddisfatti, tutti hanno potuto ripensare alle tante emozioni vissute e alle nuove scoperte fatte lungo questa splendida giornata nella capitale lettone. [Sara Giove – IV E Liceo scientifico]

UNA LEZIONE DI EDUCAZIONE CIVICA IN LETTONIA

Durante la nostra esperienza Erasmus in Lettonia, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a un corso di educazione civica con studenti lettoni. È stata un’attività molto interessante e significativa perché abbiamo parlato di importanti temi sociali come la donazione del sangue, i boicottaggi, la beneficenza e le proteste. Per noi studenti diciassettenni, è stata un’ottima opportunità per confrontare come questi temi vengono percepiti e discussi in Lettonia e in Italia.

Donazione del sangue

In Lettonia, la donazione del sangue è considerata un’importante responsabilità sociale. Molti studenti donano il sangue al compimento dei 18 anni e le campagne scolastiche incoraggiano i giovani a farlo. Ci hanno anche spiegato che hanno un weekend libero dopo la donazione. Anche in Italia la donazione del sangue è comune, ma non sempre si affronta con lo stesso forte senso del dovere.

Boicottaggio

In Lettonia, un boicottaggio significa rifiutarsi di acquistare, utilizzare o supportare qualcosa, ad esempio un prodotto, un’azienda o un evento, come forma di protesta. In Lettonia, persone o gruppi potrebbero ricorrere al boicottaggio per esprimere disaccordo con azioni politiche, trattamenti ingiusti o questioni sociali. Ad esempio, i cittadini lettoni potrebbero boicottare prodotti provenienti da un altro Paese se non sono d’accordo con le politiche di quel Paese, oppure potrebbero boicottare un’azienda locale che tratta i lavoratori in modo ingiusto. Il boicottaggio è un modo pacifico per esprimere opinioni e promuovere il cambiamento. È una forma di protesta economica: invece di usare la violenza, le persone usano le loro scelte di consumatori per inviare un messaggio.

Beneficenza e solidarietà

Gli studenti ci hanno anche parlato di progetti di beneficenza nelle loro scuole e in città, come eventi di raccolta fondi o aiuti alle comunità locali. Abbiamo attività simili anche in Italia.

Proteste e libertà di espressione

L’ultimo argomento riguardava le proteste. In Lettonia, le proteste pacifiche sono considerate normali, ma ora non si verificano più. Alcuni studenti ci hanno spiegato che l’ultima protesta era contro i russi. Abbiamo detto che anche i giovani in Italia protestano, ma con maggiore frequenza.

Questa lezione è stata più di una semplice lezione. Ci ha fatto riflettere su come possiamo essere tutti cittadini attivi, indipendentemente da dove veniamo. Abbiamo imparato cose nuove, condivise esperienze e scoperto che molte delle nostre speranze e dei nostri valori sono gli stessi. [Giorgia Girardi-Raffaella Filippo, Liceo Scientifico]

RELAZIONE DI JOB SHADOWING: CONFRONTO CON IL SISTEMA SCOLASTICO LETTONE

L’esperienza di job shadowing presso una scuola secondaria lettone, svolta nell’ambito del programma Erasmus+, si è rivelata estremamente stimolante e ha offerto spunti di profonda riflessione sul nostro modello educativo.

La scuola lettone è suddivisa in 12 annualità; negli ultimi tre anni (10°, 11° e 12° anno) gli studenti devono scegliere tre materie da svolgere ad un livello “high”, tra matematica, fisica, chimica, biologia e inglese. Le altre discipline del curricolo vengono affrontare con molte meno ore didattiche a settimana ad un livello “base”.

Punto di forza: lo studente è chiamato ad adoperare delle scelte importanti che lo portano ad approfondire, ad un livello pressoché universitario, le materie che caratterizzeranno con ogni probabilità il loro futuro culturale e professionale.

Criticità: lo stesso punto di forza può essere a nostro avvivo anche un elemento di debolezza; infatti, lo studente troppo presto lascia l’approfondimento di diverse materie per concentrarsi solo su alcune di queste, perdendo in età molto giovanile l’occasione di cogliere molti concetti di discipline che potrebbero essere guida per lo sviluppo universitario successivo. Si ritiene, in atri termini che una scelta così precoce delle materie che si vogliono studiare in modo approfondito coincide anche con la perdita di un’occasione di formazione più completa.

Le lezioni sono molto partecipate con frequenti momenti di verifica degli apprendimenti e lavori di gruppo, senza valutazione. I ragazzi consultano quaderni, si confrontano tra loro, accedono ad internet nel corso delle lezioni in un clima sereno e collaborativo. I momenti di valutazione sono concentrati in definiti momenti dell’anno scolastico.

Le lezioni sono di 40 minuti, intervallate da due pause, una di 30 minuti e un’altra più lunga. Dispongono della mensa scolastica, di una piscina, di aree ricreative sui vari piani dell’edificio scolastico. La pulizia degli ambienti (delle aule, dei laboratori e dei servizi igienici), il silenzio, l’ordine nelle classi e nei corridoi sono elementi che immediatamente colpiscono, come pure il corretto funzionamento e l’efficienza degli strumenti didattici.

La sensazione è che studenti, corpo docente, collaboratori e dirigente stiano tutti dalla stessa parte, il paradigma che si respira nella scuola italiana, ognuno chiuso nel proprio ruolo, trova nella scuola lettone una bella eccezione.

Dalle precedenti osservazioni seguono queste considerazioni

  1. Programmi con “topics” non strettamente consequenziali

Una caratteristica che salta all’occhio, specialmente nelle materie affrontate al livello “base”, è la struttura dei programmi. Questi non sembrano seguire una consequenzialità rigida e un accumulo progressivo di conoscenze come spesso avviene nei nostri licei, dove un argomento è propedeutico al successivo. I “topics” o moduli di insegnamento appaiono più come unità di apprendimento autonome, concepite per fornire una panoramica generale e delle competenze di base trasversali. Questo approccio, se da un lato permette una maggiore flessibilità e adatta i contenuti alle effettive ore a disposizione (che sono appunto ridotte per le discipline non “high”), dall’altro rischia di creare una conoscenza “a macchia di leopardo”. Lo studente acquisisce nozioni su ambiti specifici, ma non sempre viene guidato a cogliere le connessioni profonde e la struttura logico-deduttiva della disciplina, che è uno dei cardini della formazione scientifica italiana. Questo aspetto si collega direttamente alla criticità già segnalata: la scelta precoce di concentrarsi solo su tre materie approfondite comporta inevitabilmente un approccio più superficiale e meno sistematico nelle altre.

  1. Preparazione di base meno ampia

Questo punto è la diretta conseguenza del modello curricolare. La scelta obbligata, già a 16-17 anni (10° anno), di tre sole materie da studiare a un livello “high” (tra matematica, fisica, chimica, biologia e inglese) determina inevitabilmente una preparazione di base meno ampia e più specialistica. Lo studente lettone sviluppa competenze eccellenti e quasi universitarie nei suoi tre campi di elezione, ma al prezzo di un progressivo affievolirsi della padronanza in tutte le altre discipline, dalla storia alla filosofia, dalla geografia all’arte, che vengono relegate al livello base con un monte ore estremamente contenuto. Il “punto di forza” diventa quindi anche un elemento di impoverimento culturale generale. Il rischio è formare dei tecnici molto competenti in ambiti ristretti, ma con un orizzonte culturale e una capacità di giudizio critico meno supportati da una solida e variegata cultura di base. In Italia, sebbene si discuta spesso della necessità di un maggiore orientamento, il liceo scientifico mantiene saldo il principio di un’ampia preparazione pluridisciplinare fino al termine del percorso, ritenuta fondamentale per la formazione di un cittadino consapevole.

  1. Impoverimento nella lingua lettone e legame con le tradizioni

Un aspetto particolarmente sorprendente e paradossale è che nessuno studente della scuola sceglie il “livello high” per la propria lingua e letteratura. Questo dato, emerso dal colloquio con i docenti, è significativo. La lingua madre, in questo sistema, viene trattata esclusivamente come una materia “base”, con un numero di ore limitato e un approccio che sembra privilegiare le competenze funzionali più che l’approfondimento letterario, storico-linguistico e critico. Se da un lato l’inglese e le scienze sono percepite come veicoli di successo professionale e internazionalizzazione, la lingua nazionale rischia di essere trascurata nel suo aspetto più alto e identitario.

Tuttavia, questo apparente impoverimento nell’approfondimento formale della lingua contrasta con un forte e sentito legame con le tradizioni che permea la vita della scuola. Ricorrenze nazionali, canti popolari, eventi culturali e un profondo senso di appartenenza alla comunità sono elementi vivissimi e fortemente promossi dall’istituzione scolastica. Si crea così una dicotomia interessante: da un lato, il curriculum formale non spinge all’eccellenza accademica nella lingua madre, dall’altro, la scuola si fa carico di coltivare l’identità culturale e nazionale attraverso la partecipazione emotiva e pratica a un patrimonio condiviso di tradizioni. È come se l’identità lettone venisse preservata e trasmessa più attraverso la cultura “vissuta” e collettiva che non attraverso lo studio approfondito e individuale della sua espressione letteraria e linguistica più elevata.

  1. Una riflessione condivisa: la valutazione come assunzione di responsabilità

Un ulteriore confronto stimolante è nato dalla discussione con alcuni nostri studenti riguardo all’assenza di valutazioni quotidiane osservata in Lettonia. I nostri studenti hanno confermato che un sistema del genere sarebbe da loro apprezzato. Hanno inoltre offerto una riflessione matura, riconoscendo che il rischio che “qualche studente ne approfitti” esisterebbe sicuramente, in Italia come già in Lettonia. Hanno però sottolineato come questo rischio sia già presente nel nostro sistema, nonostante le verifiche costanti. La differenza fondamentale, a loro avviso, sta nell’approccio: l’assenza di una valutazione giornaliera formale non è percepita come un “lasciapassare” per l’inattività, ma piuttosto come una maggiore assunzione di responsabilità da parte dello studente verso il proprio percorso. Questo feedback diretto ci invita a riflettere sul modo in cui il nostro sistema, pur nella sua strutturale differenza, possa lavorare per promuovere una maggiore autonomia e un senso di corresponsabilità nell’apprendimento, valori che, come descritto (nella parte iniziale della relazione, sembrano permeare il clima sereno e collaborativo della scuola lettone.

In conclusione, l’esperienza lettone si presenta come un modello ricco di stimoli, che costringe a interrogarsi sulle priorità educative: la specializzazione precoce e l’efficienza versus l’ampiezza della cultura generale e la formazione umanistica; l’internazionalizzazione versus la conservazione dell’identità linguistica e culturale attraverso i canali formali dell’apprendimento. A questo si aggiunge la profonda riflessione pedagogica sul ruolo della valutazione e sulla fiducia riposta negli studenti. Sono sfide con le quali anche il nostro sistema, seppur da prospettive diverse, è chiamato a confrontarsi.

A Cura dei proff. Michele Lisco e Vito Antonio Pavone

 

 

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