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Due condanne per violenza contro le donne ​

 

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Due storie di violenza, contro le donne ed i loro figli. Compagni che sopraffanno, insultano e picchiano, in casa e fuori, anche nei confronti di prova a separare, a conciliare, a divide. Vicende che si somigliano e si sovrappongono, accadute a Cassano delle Murge.

Entrambe terminate con due condanne da parte del Tribunale di Bari. Il primo, P.F., barese residente a Binetto è stato condannato con rito abbreviato a 4 anni e 2 mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali per i reati di maltrattamento aggravato e danneggiamenti nei confronti della moglie e dei tre figli minori, costituiti parte civile, difesa dagli avvocati Roberto Lopelli e Raffaella Casamassima.

Una vita dedita all’alcol, al gioco d’azzardo ed alla violenza, quella del 40enne con continue richieste di denaro a sua moglie, l’unica che lavorava; quando il denaro veniva negato, erano botte e insulti, anche davanti ai ragazzini che in alcuni episodi – si legge nella sentenza di condanna firmata dal Giudice Isabella Valenzi – hanno provato a difendere la mamma, cercando di fare ragionare il papà. Senza risultano. Anche quando la donna si è trasferita a Cassano, la storia non è cambiata.

Mesi di sopraffazioni, di violenze, di insulti e di botte che solo lo stordimento dell’alcol mettevano a tacere.

I testimoni – anche parenti dello stesso aguzzino – hanno fatto di tutto per cercare di evitare il peggio ma solo la giustizia, almeno per il momento, sembra aver placato l’ira dell’uomo. In carcere e con il braccialetto elettronico, invece, è finito M.V., 50enne cassanese con il vizio delle mani alzate sulla sua convivente e su tutti coloro che cercavano di difenderla, anche il figlio minore. Anche in questo caso, anni di violenza domestica, di insulti, di umiliazioni: l’Ordinanza del Gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista è un elenco inusitato di episodi al limite dell’umanità, che parte dal 2017 e arriva ai giorni nostri, così come ricostruito dinanzi ai Carabinieri dalla vittima, assistita dagli avvocati Roberto Lopelli e Raffaella Casamassima.

A nulla servivano gli incontri con psicologi, parenti e amici. La violenza scaturita da una insana quanto ingiustificata gelosia nei confronti della donna non aveva limiti, anche quando la stessa ha provato ad allontanarsi da casa, a cercare rifugio da amici.

L’uomo la riportava a casa ed il martirio ricominciava, con minacce di morte, denigrazioni continue. Spesse volte la donna e suo figlio venivano chiusi dentro casa a chiave, senza telefono cellulare, senza poter uscire oppure senza soldi per fare la spesa. Le minacce non risparmiavano i familiari della donna, sempre più preoccupati per il futuro della stessa anche perché, come accertato dalle indagini, l’uomo girava armato di bastone, a bordo della sua auto tanto che in almeno un episodio minacciò di picchiare un amico di famiglia se si fosse frapposto tra i due conviventi.

 

 

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