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Resta ancora chiusa la corsia del “cavalcavia della morte”: ecco perchè ​

 

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Il dissequestro c’è, ma la strada resta chiusa questa volta per ordine della Città Metropolitana di Bari.

Parliamo ancora della rampa di accesso che dalla zona PIP di Cassano delle Murge raggiunge la SP 236 verso Sannicandro di Bari, meglio conosciuto come “cavalcavia della morte” dopo la tragedia dei due giovani morti a bordo della loro auto il 29 settembre 2024.

Dopo la decisione del sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Bari Ignazio Francesco Abbadessa, titolare dell’inchiesta di dissequestrare la corsia destra della rampa, ieri l’Ufficio Tecnico della Città Metropolitana di Bari ha preso atto del provvedimento della Procura barese ma nello stesso tempo ha emesso una Ordinanza che richiude al traffico la strada.

Tutto, insomma, rimane così com’è da oltre un anno e mezzo, con gravi disagi per gli automobilisti che ogni giorno devono affrontare lunghi giri per immettersi sulla provinciale per poi raggiungere Bari.

La Città Metropolitana di Bari, nella Ordinanza, ribadisce che quella strada non è sua proprietà e che le opere di manutenzione e messa in sicurezza non sono state mai effettuate proprio in mancanza di un titolo di proprietà.

Esattamente l’opposto di quanto dice il Comune di Cassano delle Murge che invece afferma che quella strada è dell’ex Provincia, citando proprio il verbale di dissequestro dell’arteria da parte della Procura.

Che in realtà ha solo “affidato” alla Città Metropolitana di Bari quella strada, imponendole di effettuare i lavori di messa in sicurezza ma senza entrare nel merito della proprietà e delle successive responsabilità.

L’ente di via Spalato, dunque, ottempererà a quanto disposto dal magistrato ma per adesso la strada resta chiusa al traffico, almeno per quanto riguarda la corsia di destra.

L’ordinanza pubblicata – si legge in una nota della Consigliera comunale e Metropolitana Raffaella Casamassima (FdI) – parla chiaramente di una situazione ancora oggetto di verifiche e richiama la necessità di accertamenti tecnici, oltre alla questione delle competenze tra enti interessati. Proprio per questo stupisce vedere chi, alla notizia del decreto di dissequestro, invece di attendere gli esiti ufficiali, ha preferito fare sciacallaggio politico. Si lasci lavorare la magistratura, con l’auspicio che Comune e Città Metropolitana definiscano proprietà e competenze ad un solo ed unico fine: la sicurezza del ponte”.

 

 

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