Turi celebra i 300 anni dell’Apparizione di Sant’Oronzo
Tra fede, storia e il ritorno dei “cantastorie”
La Chiesa Madre di Turi ha fatto da cornice, mercoledì 29 aprile, a un evento di straordinaria intensità emotiva e spirituale per celebrare il Terzo Centenario dell’apparizione di Sant’Oronzo, avvenuta nel 1726. Sotto il motto “Proteggerò questa città”, la comunità si è riunita alla presenza di Mons. Giuseppe Favale e del parroco Don Luciano Rotolo per commemorare l’evento miracoloso che ha segnato per sempre la storia locale.
L’evento è stato realizzato in stretta collaborazione con l’Associazione Cultura e Armonia e Willy Green Technology.
Nell’organizzare la ricorrenza, gli ideatori si sono trovati di fronte a un dilemma: una classica conferenza storica avrebbe rischiato di limitare l’interesse solo a un pubblico di nicchia. Da qui l’intuizione di recuperare l’antica vocazione dei “cantastorie”, figure che un tempo viaggiavano di paese in paese per radunare il popolo e veicolare messaggi. La narrazione scenica è stata così affidata alla voce dell’attrice Ivana Pantaleo, magistralmente “accarezzata” dall’accompagnamento musicale del Maestro Pasquale Maglione, una formula che ha reso il pubblico vero protagonista delle vicende narrate.
Il cuore dell’evento ha ripercorso la vita del “vulcanico” frate laico Tommaso da Carbonara, nato intorno al 1698, un uomo di umili origini divenuto francescano nel 1717. Fra Tommaso era noto in tutto il territorio per la sua estrema umiltà e per una straordinaria capacità di raccogliere elemosine, con cui aiutò i poveri durante la carestia e contribuì a edificare le celle del convento di Turi.
Alla fine di aprile del 1726, Sant’Oronzo apparve al frate dinanzi all’altare della grotta. Il Santo, lamentando il raffreddamento della devozione cittadina, gli affidò un compito inequivocabile: “Dite al popolo di Turi che molto si è raffreddata la loro devozione verso di me… e tu abbi cura di farmi portare una croce per inalberarsi in questo luogo che qui è la mia casa”. Tormentato dal rischio di essere scambiato per un “folle visionario”, Fra Tommaso confessò infine l’accaduto all’arciprete Domenico Gonnella. Quest’ultimo, conoscendo le virtù del religioso, non esitò a ordinare la realizzazione della croce che, il 3 maggio 1726, fu portata in solenne processione da tutto il clero e dal popolo fino alla grotta, ridando un duraturo fervore alla fede turese.
La rievocazione ha permesso di riscoprire l’importanza millenaria della Grotta di Sant’Oronzo, un ipogeo carsico profondo circa 12 metri dove il Vescovo Oronzo e Giusto da Corinto trovarono rifugio durante le feroci persecuzioni neroniane. Il luogo, arricchito tra il 1727 e il 1728 da uno splendido pavimento di 238 mattonelle in maiolica di Laterza, fu teatro di un altro grande miracolo nel Seicento. Durante la drammatica peste del 1656-1658, il Santo apparve in sogno a una “giovane verginella” per indicarle l’esatta ubicazione della grotta, all’epoca dimenticata e nascosta da una folta selva. Grazie a quella scoperta, la comunità turese fu in gran parte risparmiata dall’epidemia e, il 1° aprile 1657, il capitolo chiese ufficialmente che Sant’Oronzo divenisse il patrono della città.
Le riflessioni conclusive dei religiosi presenti hanno tracciato un parallelismo profondo tra la vita di Gesù e quella di Sant’Oronzo: entrambi predicarono nei loro luoghi d’origine, furono arrestati per aver annunciato la Parola di Dio e condannati a morte. Sant’Oronzo, decapitato per essersi rifiutato di adorare la statua di Giove, visse i suoi ultimi undici giorni di carcere non con disperazione, ma come un’attesa gioiosa per il suo “secondo battesimo”, il martirio. È stato definito un “uomo consumato da cuore per Cristo”, la cui esperienza spirituale è chiamata a scuotere ancora le coscienze moderne.
L’evento non si è limitato al solo ricordo storico, ma ha gettato le basi per iniziative future. L’attrice Ivana Pantaleo si è rivelata non solo una voce narrante, ma si è anche interessata del nascente “Cammino Oronziano”. Questo ambizioso progetto punta a unire spiritualità e territorio, proponendo un percorso che dovrebbe avere il suo ideale inizio proprio dalla storica grotta di Turi per poi snodarsi fino ai paesi del Salento, ripercorrendo fisicamente e spiritualmente i passi dell’antico e amato patrono.
Maria Pia Iurlaro
ph Nicola Castellana


















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